Michele Lavorgna - poeta |
||
| Vetera Nova (1980), Ed. Laurenziana Napoli | ||
| CHI SONO, COME SONO Un accordo sincero giurato, prima che con (gli) altri, dovremo comporre: tu con TE, io con ME. Penso una cosa e ne tento unaltra, a salti, e manco è male. Provo dolore, mentre mi tiene gioia. E così torno che mi vedete triste e tristo, mentre sono lieto e buono. Cerco di essere bello (ancora?) simpatico (come?) e, pronta mente, ho crucci e divengo brutto. Un abito nuovo mi piace indossare e non lo porto a lungo. E, sì che cambiandomi, tutto mi distendo su queste erbe delle nostre terre e, disteso, che non provo! Destate, il tepore un po più forte e mi vado a cercare un posto allombra. Sono allombra disteso, e provo il tepore debole della terra e manco qui resisto. Chi sono, come sono? GIOVANI E LIBERI Venga lestate, ben venga! Il sole più forte batte alle piante. Le piante più alte mi tesseranno ombre. Le ombre più nere mi terranno celato. Non visto, farò capriole (Che ridi? Rido anchio!) come dei bambini, più imprecise; come dei ginnasti, più precise. E provo la destrezza, la libertà: la mia abilità. E ci sia pure chi mi dice che non è estate sempre! E ci sia pure chi mi dice s ricorda che non si è giovani sempre! Io so che non conosce inverni né età una parte di noi, voglio dire di me, voglio dire di te.
PESANTE, NO Vorrò essere ma menu pesante sì che il vento che tira mi porti in alto o in basso e di qua, e di là, dove mai è stato passo di uomo e tutto avrò da riscoprire come nuovo. MISCONOSCIUTI Di un Albero (ci) vediamo i rami che manda in su, come per dire grazie al cielo che provvede a che viva, e rami (ci) vediamo, che manda in giù come per dire grazie alla terra che provvede a che viva. E cielo e terra hanno uniti i fini. E cielo e terra ci dànno i frutti. Frutti prendiamo e diciamo, una volta almeno, grazie al cielo ed a Dio che li crea? Prendiamo frutti e diciamo, una volta almeno, grazie alla terra e agli uomini che li coltivano? BUONI, GLI ALBERI Alberi gentili ci sono dintorno su area vasta di terra. Lì: meli peri olivi fichi, e frutti. Buoni i frutti! Gratias agimus (tibi), Deus! Qui: un salice, e steli. Buoni, gli steli! ricadenti si spargono si frangono al vento, fanno propri nostra fronte, nostro viso, nostre membra, e teneramente tengono. Salice che... piange ci è più vicino. Rami che... sussurrano ci fan più carezze! Maximas gratias!
" DO UT DES Un albero il Fico si acconti e, tuo, trapassa gli anni. Egli dice: aspetta, aspetta i miei frutti più buoni più dolci, se bontà e dolcezza mi passi (che ti costa?), se premure e cure mi presti (che ti costa?). "Do... Da ut dem"
COME IN CIELO Bisbigliano i rami alti con le foglie. Respirano rami bassi con foglie. Aria dolce, fine, pura, libera corre nei boschi tra queste piante e queste siepi. La respiro con pienezza. Ne ho un lungo brio fresco, con vita sana. Sulla terra, nei boschi, mi sento, come ci si sente in cielo? Come ci si sente in cielo!
CONTINUITA Rimango a lungo a guardare le radici di un albero scalzato, ché si erano scavata la strada, di lì, tra la terra più dura di una collina, e le piantine, rinate, più in alto traenti origine e vita da una delle radici morenti.
BUONI ANCORA Son pezzi di legno i pali. Ecco, lì ve nè uno di acacia, cui si unisce una vite. Uno? cento, mille pali, cui si uniscono le viti. Uno, cento, mille pali che si legano, ogni uno, una vite. Uno, cento, mille pali che si sopportano, ogni uno, una vite. Anni passano! Poi uno... poi mille pali (questi) si rompono, ogni uno, in due, tre, pezzi da camini. Buoni ancora! Faranno fiamma larga, calda che ci arriverà, quando sarà tempo di freddo, ma di sera... NERO E BIANCO Un fumo (ne) esce dai fumaioli e sarà nero o bianco a seconda del legno che fu messo ad ardere e tempo farà: nero o bianco. CONTRO CORRENTE E venti tirano su questo e quel raggio di terra, e colpiscono cose, talora persone. Ci si ripara, non ci si ripara, dai venti. Si è presi, non si è presi; io timido sono per andare contro corrente. Scendere dal monte senti il vento ruggente, salire dalla valle vedi me trepidante. Salire dalla valle senti il vento piangente, scendere dal monte vedi me trepidante. Sono per andare, vado timido, io.
PAURA CI E ADDOSSO Paura ci viene nelle notti, poi che le notti hanno tenebre. E tutta tutta non mi passa nelle ore del dì. Sarà perché chiudo gli occhi e non vedo manco tra la luce piena... E vacillo e cammino, e non ho fluido pensare. E vacillo e cammino, e non ho profondo sentire. Non una visione chiara delle cose che ci girano intorno.
COME IN UN LABIRINTO
E, sperduti, vàgolano come in un che vado pensando labirinto, i pavidi. E come andare per le strade, le stesse aperte e chiuse, ed aver occhi che cercano, mente che pensa, mani che tastano, passi che investigano e cuore in pena o ansia, e animo triste o mosso ed ancora pensiero più vivo e già spento, e voce più alta e perduta. TEMERE, PERCHÉ Si teme talora sine causa. In unora di un mattino destate esco di casa e di campagna. Sono per le strade, e per la strada lungo il greto del Titerno sosto. Scendo nel greto, dò passi su pietre, la pietra annosa instabile levigata provata del Titerno. Penso, temo. E che! Penso che non è tempo di piene e temo, per poco meno di un quarto di unora, larrivo di una piena. Ahi! da oriente veleggiavano, in lente torme, nubi, or più pesanti, che si caricano allargandosi. PRESENTI Operai, professionisti, ricchi, poveri, vivi, morti mi vengono nel pensiero, sfilano. Ne fermo, vuoi tre? + uno. 1) il legnaiuolo che si destrica fra le remote aspre balze di una montagna. Ne avrà legna da raccogliere! 2) il pescatore che si avventura tra le molli aspre onde di un mare. Ne avrà pesci da pigliare! 3) lestinto che si chiude tra i duri aspri assi di un bara. Ne avrà preghiere da udire? + 1) = TE: uomo?
CHE... RINVENIAMO Se dentro ci guardiamo, alla vita, come in un grosso (più o meno) cassetto, certo vi rinveniamo, in numero di più, (cento, mille?) spade vecchie... lucenti e sangue fresco. E corone? Una ve lho deposta io con grani vecchi, consunti, grani sbiaditi. IL SOLE E SOLE Che lanimo si pieghi e si spezzi perché voi datevi un nome gli recate affanno, potrete desiderarlo, forse volerlo o bramarlo, ma non dovrete aspettarvelo. Non torna forse sole il sole che viene puntato da violente nubi, che pur furono (un tempo) bianco appannate, bianco - macchiate e lo ebbero a lungo tirato?
COME LAPE... Cè aria di sole più vivo! Volgo occhi e pensieri ad un ape che vèntila su una zonetta piana di unarea vicina fiorita. Vèntila, danza; esplora, trova i suoi fiori; si posa, sta su uno, su un altro; chiude, apre le ali; le richiude, le riapre; saltella. E succhia! Certo il néttare le api lo trarranno anche dai fiori dei poggi, delle vallecole; dei canneti, dei fossati, delle macchie: ove non penetriamo. E, O NON E GRANDE... Santi, siete con noi. Diamo sensi di grandezza alle cose ed avremo vita grande. Diamo sensi di bontà ed avremo vita buona. Diamo sensi di bellezza ed avremo vita bella.
Certo, che è la grandezza e che la bontà e la bellezza, bene non definiremo sempre ed avviene (talora?) che quello diciamo grande, quando grande non è; che quello diciamo buono e bello, quando buono e bello non è. Santi! GRAZIE Le vedrete per intere levate al cielo le mie braccia, Santi. La sentirai per intera alzata al cielo la mia voce, Dio! Duri quel che dura la mia vita, dura sempre tanto.
. . . . . . . . . . . . Tanto male lo fuggo con Voi, infinito bene; tanto buio vinco con Voi, infinita luce; tanto odio sconfiggo con Voi, infinito amore. Con tanta vita, dove è mai morte? Con tanto spirito, che ci spaura?
UNIVERSO... PICCOLO Per intero ti comprendo, col pensiero, universo, e di più ti scruto: lInfinito, linfinito si fa finito: lincommensurabile, commensurabile; lindeterminato, determinato; il sovrumano, umano; leterno, temporale; il trascendente, empirico. IO divengo io; NOI, noi. BENEDETTE CADUTE Cadute, nei viaggi per tutte le strade, fan conoscere la durezza di una terra, laridità di un cuore, la forza di un animo e, perché no? la chiarezza di un cielo. SEMPRE BUONI << La calunnia non può rendere cattivo un buono; così londa, ritirandosi, lascia intatto lo scoglio >>
(proverbio cinese) SENZA FEDE Manchiamo di fede noi, quindi di amore, plerumque. Rimasto dietro le nubi il sole, io sono come (un) cieco davanti a due strade, ad un bivio. E, sì, una ne imbocco. Una! La mia?!?!! Conta tormentarsi, soffrire, perdersi danimo, provar dolore, vivere ancora? Vivere o morire? Morire, quando laltro, un uomo (Che mi ricordi, Terenzio latino) proprio allora si lira in disparte, mentre noi, brancolando, chiediamo che ci si apra uno spiraglio di luce più nuova, ed una via, la nostra via?
LUOMO Cerchi in un uomo luomo e, sì, maturo, dolce, gentile, sano; e, no, non scuro! Alberi di ulivi, vedi di là di questo luogo, in quel campo. Còntane due o tre, o quattro. Un albero, una quercia ramosa, una vi si inclina da un ciglio di una strada radente, e li copre. Daranno olive gli olivi ed avrai olive. Darà ghiande la quercia ed avrai ghiande. Avrai raccolte le une se separerai le altre. SEMPRE PRESENTE Uno, dieci, cento, mille... non sono più, La morte queste membra svuota di vita perché riabbiano la vita del cielo, che è sovrumana, eterna, non corruttibile mai. Ed il cielo è sopra di noi, con 3 mila stelle e la luna. Non sarai tu, forse, tra gli astri doro e dargento? Ben ci è dato costruire qui unaltissima scala e salire! Forza! Allopera! dallo scalino ben fisso alla cima mòstrati poi presente. NON MUORI, NO Ed il Cristo, in croce, braccia aperte mani inchiodate testa inclinata e volto rassegnato piede su piede fermato corpo allungato fronte sudata sangue vivo rappreso e lacrime da secoli nei secoli, corona al capo, ci parla. Ne ha segni, son segni di una vita che porta ad una morte! Ne ha segni, son segni di una morte che prelude alla VITA. Pasqua e Natale, feste attese, celebra oggi ora! E vivi, rigenerato! E vivi, santificato! Non muori. RITORNI Certi ritorni alle cose del passato sono come ritorni ad ore di un giorno di marzo che simul han sole e pioggia. CAVALLI Taluni cavalli con i parocchi li ricordo, sotto il carretto. Concitati sì, concitati no. E le strade le mantengono. E a quel che è a manca e a dritta celano interesse E le strade spezzettate le congiungono. E le colline ondulate le appianano. Vanno avanti i cavalli, i cavalli da tiro? Toccan le mete i cavalli, i cavalli da tiro? Senza soste e riposi! Senza biade e ristori! Non senza frustate? DELUSIONE Bei sogni sinterrompono sovente allalba, col risveglio. AVIDI DI AMORE Siamo avidi di amore. Amare è cercarsi con la immagine propria nellaltro. O è più vero che lacqua, e lacqua del ripido corso, specchio che si ricompone, frangendosi, ci ritorna le immagini, sebbene che tremolio, io punto e tempo, di placido gùrgite, nelle rapide andate, tra pietre e sassi? RUMORE NO, SUONO SI Fuggo, la folla La folla, una stretta accolta di persone che fanno rumore. Ma il suono ci diletta il suono degli uomini. E lo producono e lo accordano allora, quando buttano via le maschere. LUNO PER LALTRO Serviamoci, ci serviamo lun laltro,
gratia exempli: tu, insieme con dieci, cento, mille... porti grano (o acqua?) ai mulini. Noi (io, tu e gli altri) mangiamo pane che viene dalla farina di un mulino. Io, insieme con dieci, cento, mille... porto voce (o suono?) ai canti. Noi (tu, io e gli altri) prendiamo diletto che viene dalle note di un canto.
E gli altri, insieme con dieci, cento, mille... porteranno grano (o acqua?). voce (o suono?)
. . . . . . . . Sì, R. Follereau, << La carità non è denaro. E un atto damore, è un dono di sé che ci sublima e paga il nostro sforzo e la nostra rinuncia con la gioia. La carità, sorgente dogni gioia: carità che non conosce classi caste o razze>>. La carità è vita ed incontro. OPERARE CON AMORE Se non ci apparteniamo ed io non appartengo a me, tu non appartieni a te, perché non morire al proprio egoismo sì che laltro: un garzone, un bracciante, il contadino, un artiere, un artefice, un operaio, un tecnico, un impiegato, un funzionario, un professionista, un commerciante, un esercente, un negoziante, lautore, un maestro, un artista: che è anche me, perché ciascuno di noi non è solo sé, chieda o dia, operi, snodantisi fasce di amore, di carità, di letizia più viva, più vera, più santa, di vita (più) umana. PASSATO E PRESENTE E la voce più alta ci diverrà fioca un giorno, allor che gli anni aggiunti agli anni gravano pesi, ci levan forze alle membra. Torno ai tempi degli addii alle prime età, coi pensieri, sì!
E vedo di riudirmi, immaginandomele che le risenta, voci sopite; e di riavere, immaginandomeli che li riviva, anni passati. E le speranze, non ultime dee, promettenti, si ridestano. Il passato rivive. Un passato! VOCI NATURALI... Canti? o suoni o rumori ai miei monti sono retaggi di un rivo, del mio rivo. E se cento (cento?) mille anni vivrò, mille anni ancora udrò tuoi canti e suoni o rumori, mio rivo. Perché il canto rimane canto; il rumore, rumore. Ma la voce questa porterò a modulare solo come suoni, che non si perderanno? Che non si perderanno!
CHIEDO PER SAPERE Mi rammento: di sogni ne ho fatti tanti belli! Li ho perseguiti tra cadute, paure, ansie, attese, rinunce, delusioni (illusioni) e pianti più o meno forti, e che ancora? Sogni? Sogni! Mi chiedo, chiedo: -Viva Dio, benedetti i destini - in che sta la grandezza di un sogno ed in che la meschinità e la bassezza di un sogno, in che la originalità ed in che la bellezza? Attendo! RICORDI Oh, che sole, che cielo e che luna stasera!
Mi ricordo: si coprivano le stelle, un tempo: si chiudevano spazi, i più stretti: orizzonti, i più larghi: colori, i più vari. Colori! Il nero, no, per farmi sentire più vicino a me e guardare a questi più prossimi mali e a questo più instabile IO o NOI. MENTIRE La realtà empirica si travisa si vela anche sotto un cielo che ha limpidezza provata! E le Stelle, che hanno luce che rischiara tanto, si lamenterebbero! La Luna, che ha luce che rischiara più di tanto, si lamenterebbe! Il Sole, che ha luce che rischiara tanto tanto, si lamenterebbe! E lazzurro tornerebbe cupo; si allargherebbero per caricarci di acqua, nubi sbiancantisi; per chiuderci, ore del dì, e notti, nelle case, cieli incollerentisi. CHE LUNA!
Luna calda e larga candidamente la ritorni tutta mia la campagna! E riscompaiono macchie se mai ve ne erano per celare. E ricompaiono vette se mai ve ne erano per celarsi. Non vi è aria che si muova. I venti si ritirano, anche i più lievi.
Luna calda e larga candidamente la ritorni tutta mia la campagna. I venti si ritirano, anche i più lievi. Lo spirito, placato, ha riposi. La mente, ispirata, ha canti. Il cuore, aperto, ha più di amore.
CASA NOSTRA Sì, il camino, se mai ci si siede accanto, mai ci recherà grande beneficio col suo fuoco vivo, come io queste ore di una ocra dinverno. CHE TI PORTI Con te, racchiusi, ti porti: non il fuoco, ma ricordi e bruciano o infiammano: non il piombo, ma ricordi e appesantiscono o irrobustiscono non il carbone, ma ricordi e tingono o ammoniscono. Non oblii... E tornano cose e ritornano persone le proprie immagini: immagini parlanti. Io porterò dentro di me (et) in mente la immagine tua! Come la plasmi, sarà! Che (ci) dirà?
SPINE O FIORI Si rinserrano le cose, come queste... e stanno. Le ritroveranno (chi?) antiche, ricercandole, un giorno. Si cacceranno fuori spine, se spine si avranno celate. Ma si è soliti mettere fiori tra le pagine di un libro vecchio o nuovo, e foglie di lauro, di olivo, di edera con su scritto che leggi, dimmi tu che cosa! CHE IMPARI La gloria! Altri se ne copra, salga, tocchi le stelle! Io, fermo, di qui, dai miei campi, nunc et
semper, guardo alle stelle, le vedo che nascono; alla luna, la vedo che sorge. E se ancora qui sarò, allor che le stelle tramontano come la luna, proverò che avrò imparato a seguire astri doro e dargento. Me ne illuminerò e ombre, propriamente, non dovrò lasciare. CANTI CHE DURANO Cè un juke-box, lì: un canto si scioglie, si spande, ci arriva! Ci tocca, ci libera? Mi basta una voce, anche monca, un cip-reiterato, un cip di un passero (che credi?), o di una rondine, che mi riporti fuori da affanni.
Se poi son cento i passeri e cento le rondini, avremo canti che durano, miei canti più vivi. IL SOLE DEL VESPERO Il sole del vespero vermiglio immagini insempra. Madre, vienimi più daccanto, mi prendi per la mano, mi porti per strade che han tracciate i nostri padri che han benedette i nostri Santi. Come un bambino mi accordo con i passi ai tuoi passi più brevi, con la voce alla tua voce più umile. La meta che Dio mi ha fissata raggiungerò non paventandola.
|
||