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Michele Lavorgna - poeta - home

RICORDO DI UN AMICO

PREFAZIONE alla OPERA OMNIA

Di mons.  Nicola Vigliotti*

Michele Lavorgna, anima delicata di poeta, innamorato di dio, della natura; figura prestante, dai tratti aristocratici, frutto di sensibilità ed educazione, non di ceto sociale. Per me: amico di infanzia, di giovinezza, di maturità. Anni dell’immediato dopoguerra: Un gruppo di giovani, di un piccolo e vivace borgo, San Lorenzello – che ha conoscito il passaggio delle truppe straniere, di militari italiani sbandati, ha tremato al rombo minaccioso di aerei – esplode, celebrando il ritorno ad una vita di pace, di una normalità che apparirebbe monotona, se non fosse susseguente ad un periodo drammatico segnato da fame e da morte. Nasce così una filodrammatica (sit venia verbo) senza pretese, ma ricca di fervore giovanile. Michele Lavorgna ne è uno dei più intelligenti animatori, ammiratissimo anche nel suo ruolo di attore drammatico. Studente universitario, poi professore, continua la sua attività nella comunità laurentina e diocesana: conferenziere apprezzato in manifestazioni politiche, dell’Azione Cattolica, di altre importanti associazioni. Umile, tollerante, affabile, amante della compagnia, predilige il colloquio con gli agricoltori, gli operai, gli anziani. Di Michele poeta e docente, parleranno altri. Io voglio solo aggiungere che la sua figura resta impressa nel mio cuore, nel cuore di tanti che hanno avuto la fortuna di godere della sua amicizia, di essere illuminati dal suo sorriso dolce, segno di grande bontà di animo e disponibilità verso tutti.

* Nicola Vigliotti, preside del Liceo Classico " Luigi Sodo" di Cerreto Sannita, storico.

 

a cura di: Cav.Uff.  Arturo Famiglietti *

Quando il sommo nostro poeta Dante volle parlarci del massimo rispetto da tributare a chi lo merita usò come parametro, ponendolo all’acme, l’amore filiale verso il genitore, presentandoci Catone- "degno di tanta reverenza in vista – che più non dee a padre alcun figluolo" ‘Purg.I-32-33’. Per ben due volte m’è parso calzante il monito dantesco: una prima volta allorchè nella raccolta poetica "Verso Oriente", edita nel 1972 dal poeta sannita Michele Lavorgna, vedevo esplicita la dedica "A mio padre nel ricordo", ed ora che suo figlio Rosario ricambia la filiale dedizione con questa significativa Opera Omnia, per il cui lavoro mi scrive testualmente: "A 11 anni dalla scomparsa di mio padre Michele Lavorgna….sento il bisogno culturale e filiale di raccogliere la sua intera esistenza umana e poetica in una sola Opera Omnia." E in verità il nostro mai troppo compianto amico Michele –della cui morte appresi telefonando a San Lorenzello per avere notizie- nel 1971, quando Rosario contava appena 5 anni, dedicava la sua opera prima "Luci sulla Via" A Maria e Rosario. Solo qualche verso del suo creato regno di pace basterebbe a darci la misura della pregnanza poetica: "Il tenero fruscio- delle ancora verdi- foglie- del primo autunno- mi accarezza- su questo monte- in questa prima- altura". Esplode poi la poesia luminosa del Nostro in non poche liriche del già citato ‘Verso Oriente’ come quella dal titolo significativo "Un solo cuore- Un solo amore": "Un fruscio di fiori- raccolti pure nei campi- mi appresto anch’io-a comporre.- Voglia il sole inondarli- di fulgida luce!." Con "12 Angeli" , Michele Lavorgna, che confessa come io abbia scritto di lui insieme con non pochi critici letterari e come L’Accademia Partenopea lo premiava e segnalava quale "seguace magistrale di piacevole ermetismo", sposa la prosa con l’alata poetica e si immerge nella visione leopardiana dell’infinito allorchè scrive – Cfr.pag.34 ivi e non qui-"Di là di queste siepi, oltre siepi ed ancora altri campi, ed estesi all’infinito". E si ricorda di noi in "Angeli Nuovi", edita nel 1977, oltre che in "Presenza Sconvolgente", del 1978. E qui lasciamo la parola all’Editore, con qualche riserva: "Egli interessandosi più al cuore che al cervello, soffre i pianti ignorati ed i deboli lamenti". E qui noi contestiamo la presunta prevalenza del cuore sul cervello, allorchè nelle pagine interne, il Santillo precisi che: " L’autore è un cristiano, credente e praticante, ed in quanto tale professa l’amore per Iddio e per i fratelli", quasi come se ragione volesse dire cervello e fede soltanto cuore, ignorando, per altro verso, che il Maritain fa giustizia del contrasto tra ragione e fede, definendoli come marcianti su due binari paralleli che conducono entrambi a Dio. Di "Vetera Nova", edita nel 1980 dalla Laurenziana di Napoli, significativa è la notazione sui risvolti di copertina: "il poeta è come un bambino che osserva e vede con occhi sempre nuovi e meravigliati". E sempre per la Laurenziana, nel 1982, è significativa quella raccolta "Pensieri" che suonano ma in chiave poetica, quasi come aforismi e attestano l’ancia di grosse aspirazioni: "Saper saltare o correre, tirare e colpire – calciare, segnare, far primi non basta". Altri Pensieri nel numero di 33 ed infine "Mernuge?" che classifica come Opera IX – a parte inedito riesumato – l’epilogo dell’incomparabile lavoro lavorgnano, tutto da leggere, studiare e godere, scorrendo l’ampia raccolta.

Cav.Uff. Acc. Prof. Arturo Famiglietti - Rettore dell’Ateneo Filologico "G. Gozzi" - Accademia Partenopea di cultura Universitaria e di Studi Superiori di Napoli – Direttore responsabile de "Athenaeum Novum" periodico partenopeo di politica e Cultura._