Michele Lavorgna - poeta home |
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| Raccolte inedite ed altri scritti di Michele Lavorgna
Con commento di Rosario Lavorgna |
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Foglio numerato 3( in questa lirica molte sono le correzioni di pugno del poeta)
Non mi sono coricato in un letto di spine né di rovi ma in Un letto di piume e ho fatti sogni tra i più belli: mi sono messo a contare le piume, ed una di esse mi è rimasta attaccata al petto come su una panca e la u se nè saltata: si sono cambiate le prime (?) (variazioni di pugno del poeta in parte incomprensibili)
Vuoi sapere dove sono andati a finire? Trovali, trovali trovali Non ti appaiono spezzati?
Mi sono coricato (ricaricato) in un letto di rose, e che credi Chio abbia sognato? (??) del mio cuore cui dedico questo piccolissimo libro perché ci unisce unimmagine sacra limpida chiara santa dolce pura celestiale e che più?
Al dizionario non ricorro per pesacre gli aggettivi più belli
Tu non lo fai, io non lo fo, altrui lo faccia, lo faccia, lo faccia! Imparerà, imparerà, imparerà.
Foglio numerato 2 riporta anche il numero romano IV
MI sembra di non essere più io!
E dove non corro, dove non vado. Il cielo mi tiene, la terra non mi Tiene.
Cielo e terra, sapete voi darmi un posticino che rimanga tutto Mio? Come lo bramo, proprio lo (?)
Questo non si ignora forse: quanto è nellanimo mio, nellanimo tuo! Ci incontriamo per lavorare insieme, per scambiarci parole, pensieri Non ti avvali forse, sì dillo con sincera fede, ti prego dillo Con sincera
O non ti avvali del mio nome per scrivere esternare quel che ti porti Dentro?
Io sono io, tu sei tu. Usi forse nome di altri perché si dicano Cose nostre.
Il poeta è poeta quando ha da scrivere cose sue, non di altri.
Il poeta non è poeta sempre perché che poeta è?
Foglio numerato 6a
Donne donne, pure vi sento quando bevo lacqua fontis, pure vi sento quando mi vedo fermo accanto ad aiuole! Solo che sono io di un solo pezzo e corpo e quando sono Accanto alle mie poche ma fragantissime aiuole, dallaltre, sì, è vero, A, non potrò poi avere tanta tanta cura Di
In questa ultima raccolta poetica, come è già stato detto, il tono assunto dallautore è molto diverso, maggiormente stroncato, più satirico rispetto alle produzioni precedenti. Nelle due raccolte incompiute ed inedite riportate in questa sezione, abbiamo avuto modo di vedere come il poeta si sia affacciato al vernacolo, ma non solo, come abbia tentato di oltrepassare la corrente ermetica, alla quale la critica letteraria lo rilega, cercando maggior conforto nel verso poetico delle pseudo post-avanguardie che, avendo fagocitato la lezione letteraria dellimagismo poundiano, si sentono in dovere di riportarci emozioni prive di punteggiatura, dalla consequenzialità precaria, dal verso tronco e tendente allillogicità, alla chiara volontà di non palesare i sentimenti personali ne quelli collettivi. Questo è quello che si evidenzia nelle raccolte raccolta di liriche che compongono due diverse collezioni, il cui periodo di composizione varia dal 1984 al 1986.
Oltre a queste poche liriche che compongono il quadro inedito del poeta, andremo a pubblicare anche due recensioni che il poeta scrisse relativamente a due sue opere: "Verso Oriente" e "Angeli Nuovi" , Il primo scritto in ordine di ritrovamento è la sua recensione di "Verso Oriente: <<VERSO ORIENTE 1972 "Verso Oriente", la seconda delle mie opere, edita dalla casa editrice Abete di Benevento, nel lontano 1972, è sempre attuale in quanto in essa, dopo la prima esperienza fatta con la pubblicazione di "Luci sulla Via, presso la stessa casa editrice, enuncio principi (la poesia è fatta anche di questi, a detta di uno dei colossi della letteratura italiana) che non sfuggono, ma si evidenziano, lo spirito avendoli riportati nella loro spontaneità. Sicché tutto quello che da esso (dallo spirito) esce, mira ad assicurare una ben precisa immediatezza, tale da fare di ogni afflato poetico un initium che induca anche a ragionare su quello che si stende su di un foglio poeticamente. Non occorre fare grandi sforzi di mente o di vista, per fare nostro, in maniera nitida, le numerose avallazioni che provengono da un delicato animo, capace di percepire le più sottili, dritte o men dritte asserzioni che eventualmente si fanno intorno ad un dato luogo, sul quale si punta lobiettivo poetico. Pertanto se si hanno mente e cuore ben lucidi ed attenti, mutandosi entrano persino là dove mai alcuno è entrato, né di forza ne per via libera e vi coglie quel che vi risiede. Con questa opera io guardo all oriente, punto essenziale dal quale viene la luce, quella del sole, che illumina il giorno, appena uscito dalla notte, e lo focalizzo, non già geometricamente ( il che pure sarebbe desiderabile) ma quasi a guisa di ente, dal ciel venuto, a guidare noi sparsi sulla terra, spesso in preda al terrore che ci prende per tutte le accidentalità. Loriente, ergo è per me un punto di riferimento, ma esso si sposta dalluno allaltro capo, nel muoversi della terra (talora no?) sempre là dove il sole tramonta per dare agli altri dallaltra faccia della terra, un altro oriente che non è per nulla dissimile dal primo. E non pensare che gli altri punti, quello del settentrione, del meridione e di tutti quelli interposti, non si beneficeranno di questa luce e di questo sole, perché man mano che la terra si sposta, nel suo movimento di rotazione, riceve di questo biancore e di questo calore che riavvicinano anche quelli che diciamo doriente e allargano le sue pene fasce di chiamiamole di vita sul creato, quello che prima era avvolto da tenebre dense e meno dense. Le mie liriche si infarinano per lappunto di tutto questo ben di Dio, mentre tengono lontane le spire del demone. Con queste liriche ancora mi inoltro, attraverso la "bellezza poetica", il diletto cioè , persino nelle zone più celate, anche in quelle che sono, geometricamente parlando, là dove mi arrivi "un raggio di sole", per ovvie cause, e vi sto, come per fare ogni cosa possibile, perché ne rimangano fuori. Ben è vero che la poesia ha da venire a sapere che cosa giri, che cosa si fermi o non si fermi dentro questo universo, e come vi giri e vi si fermi, ma il tutto deve essere come seguito da questo "io" che, dalle mille facce e dai mille volti, si stempera quasi in un crogiuolo che raccoglie persino le scintille sprigionatisi da un ferro duro ed infuocato, battuto su una incudine ben piazzata. E anche vero che le stesse scintille danno fuoco e luce per meno di un istante, unitamente a quelle che vanno a cadere a terra. Bisogna però convenire col Tasso, sommo poeta, che non vi è oggetto o corpo, sia pure minuscolo che non abbia una vita che benefichi. Sì perché se si aprono ferite, per quante larghe che siano, dopo la chiusura formano una cicatrice ben salda che con il tempo rattrappisce , ma solo la morte sfa e porta manco alla fine, ma al mutamento. "Omnia mutantur". Le mie poesie di questa opera "Verso Oriente" per lappunto sono destinate a sopravvivere, seppure non vengono lette ( ma un lettore, uno solo, pure vi sarà) perché ritengo che siano per chiuder (e non per aprire) lesioni che si fanno o si provocano in questo umano vivere, anche su parti di spirito, oltre che di corpo, che sono tenute bene al coperto. E perché? E perché? E perché?>> Il secondo scritto è la sua personale recensione alla raccolta " Amgeli Nuovi":
<< Introduce la mia opera " Angeli Nuovi" ed è come lantefatto forse meglio riuscito per acclarare lo svolgimento del mio più significativo momento poetico. Mi addentro, con questa premessa, nel sentire del virtuosismo, ovvero dellineccepibile e dellinappagabile, per giungere ad una più matura consapevolezza di quella che è la tematica di un (?) poeta, per lappunto. Non mi è estranea la gente, con la quale desidero entrare in colloquio che mi porti ad un chiarimento (e arricchimento) dei pensieri e delle idee, e non mi sono estranee neppure le cose che vorrei dare lanima, perché possiamo pure sentire, più da vicino le loro pene. Sì, per davvero, in quanto che, come afferma il grande e cercato Leopardi, non vi è cosa al mondo, che non esprima (sic) secondo il proprio modo, quelle stesse ansie o apprensioni che sono proprio (proprie) delluomo. Perciò scriverei questo termine con liniziale maiuscola e direi Cosa, perché ben si avvale di una accezione più consona alla sua natura. Esseri animati quindi ed inanimati si contemperano e compenetrano, essendo di natura più che umana, divina, in quanto che, come ci insegna la religione e come è scritto nella Genesi, tutto e tutti ha creato lalto Dio, infondendo lo spirito vivificatore e alitante in tutte le sue creature. E per creatura si intende ogni essere. Mi rivolgo in primis con questa pacata e inobliata nota, ai miei "Angeli Nuovi"; ad essi che considero come lasciati a spaziare dentro il passato. Ma il guardare indietro non mi rapporto di pura confidenza onde insieme possiamo innalzare, unendo le voci, un vivo grazie al Sommo fa chiudere gli occhi davanti a quel che si rivela dai vari punti: dal Settentrione al Meridione, dallOriente allOccidente.Anzi tutto quello che è racchiuso tra di essi si fa ancora più presente alla vista, nonché alludito, perché meglio possa essere stretto a me in un Creatore, che ci ha permesso di stare sulla terra, in dipartimenti da lui assegnati, secondo un ordine prestabilito, forse ab aeterno. Il poeta è sacerdote, santo, angelo e con la voce dei sacerdoti, dei santi, degli angeli e con i loro cori e canti si presenta alle persone, siano fedeli o no, per recare loro sollievo in ogni tempo, specie in quello che ha dentro di sé agitazione e dolori che rendono debilitanti ogni umano operare. Il poeta inoltre è ben vicino a Dio proprio quando pare che se ne allontani, perché allora si apre di più alle necessità di coloro e ce ne sono !- che vivono senza essere sostenuti dalla fede che, quale dolcificante ambrosia , sazia anche le bocche più affamate e, quale eccellente natura, bagna anche le labbra più assetate. Il poeta (non è un poeta) non è un cantastorie allangolo della strada, ma un viatore che si ferma qua e là: per una via di città, davanti alle porte anche chiuse per bussare ad esse e chiedere di entrare o penetrare nei palazzi onde verificare i sussulti (sic) di chi vi sta ad abitare; e per una via di campagna si ferma anche davanti ad un filuzzo derba, per penetrarlo ugualmente e venire a sapere da esso che aria respiri. Perché giustamente afferma il Pascoli, che alla quercia abbattuta si ha da guardare per capire che è stata "buona", ma anche e soprattutto ad ogni filo derba che, aggiunto ad altri mille e mille, possono formare persino una montagna, che nellinsieme fanno riflettere; separatamente i medesimi fili allontanano gli sguardi. Viva Dio! Dimentichiamo spesso di essere uomini, mentre ci dedichiamo ad un lavoro e ricordiamo il lavoro che non si è portato a termine, mentre ci chiudiamo in noi stessi. Usciamo da questo io ed apriamoci agli altri: chi mai si crede, può sempre starci dapresso nei momenti più impensati, e ricevere da lui qual che ci manca. Perché completi, purtroppo, non siamo. Così le voci si faranno canti, i canti si faranno voci al cospetto di altre voci che van distanziandosi, e come dincanto le assorbiranno e condurranno allo stesso timbro dei primi e sì che allora si apporteranno pure delle correzioni, se occorrerà, al fine di fare il più possibile "un solo largo e lungo concerto" che sia di plauso e per noi e per gli altri, i quali si saranno astenuti dal mantenersi per una direzione errata >>
In entrambe le recensioni il poeta esprime direttamente il suo sentire lirico in una sorta di saggio critico delle proprie sensazioni poetiche. In effetti basterebbe prendere in considerazione questi due scritti critici, per mettere insieme la filofofia artistica di Michele Lavorgna.
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