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Michele
Lavorgna nacque a San Lorenzello (BN) il 16 Febbraio 1927 da Rosario, falegname,
costruttore di carrozze e carri da traino, ex combattente della grande guerra, e Maria
Concetta Papa, donna di forte temperamento, dedita al lavoro e ai figli.
Numerosa la famiglia
del poeta, anche in considerazione del fatto che la madre era al suo secondo matrimonio,
dopo la morte del primo marito Luigi Lavorgna dal quale aveva già avuto ben cinque figli
maschi.
Dalle seconde nozze la
madre diede alla luce Michele, nel 1927, e Maria Giovanna, unica figlia femmina, nel 1930
che, insieme al fratellastro Alessandro, nato dal primo matrimonio sono, attualmente, gli
ultimi rimasti della grande famiglia.
Il poeta visse
un'infanzia felice nel tormentato periodo fascista. Le sue giornate trascorrevano tra la
scuola, la bottega del padre, dove lavorava anche il caro fratello Ernesto, e le coccole
dei familiari e dei fratelli più grandi.
Già dalla prima
infanzia maturò in lui la passione per gli studi, per i libri, per la cultura in
generale, segnando così la prima evidente differenza tra i suoi interessi e quelli dei
fratelli maggiori, destinati ai lavori dei campi, alla cura del bestiame e, a turno, alla
bottega.
Il padre Rosario fu
molto benevolo con il poeta, seguendolo ed incitandolo nella sua vocazione all'arte,
prendendo in seria considerazione l'inclinazione naturale dell'ultimo dei figli maschi,
considerando anche il periodo storico ed il clima socio-politico.
D'altra parte la
famiglia Lavorgna fu una di quelle casate laurentine decimate dall'emigrazione di fine
secolo e di buona parte del '900, verso le Americhe, anche a conseguenza dell'errata
politica giolittiana sul mezzogiorno.
Dibattuto tra l'amore
per la sua famiglia, la devozione verso la madre e la vocazione all'arte, compì gli studi
medi e ginnasiali presso il Seminario Vescovile di Cerreto Sannita (BN) tra gli anni
1938-45, non senza problemi didattici e metodologici ed anche quelli derivanti dalla bassa
estrazione familiare.
Il poeta fu sempre
fiero della sua famiglia, dello status di contadino, sprizzando dagli occhi l'amore per la
sua terra come il forte odore dei trucioli di legno della bottega del padre ed i vasti
campi in fiore.
Dai severi e coltissimi
sacerdoti del Seminario, il giovane Michele imparò l'amore per la cultura, il gusto di
leggere, avvicinandosi con profondo rispetto alla mitologia classica greca e latina.
Approfindì i suoi
studi di letteratura italiana, dalla quale seppe ben discernere e scoprire la sua intima
vocazione alla sublime arte di "emozionare", attraverso la "lectura
dantis", all'esaltazione delll'illusione e del sentimento romantico, sino
all'evanescente mondo dell'essere della poesia moderna e di avanguardia, alla quale molto
si affiancò, reggendo le fila di quella corrente neo realista anche se in modo intimo e
non plateale.
Dopo gli studi
ginnasiali e liceali il poeta si vide catapultato nella culla della cultura, nel
fantastico e autocratico mondo dell'Università Federico II di Napoli, dove ancora
attualmente campeggia la scritta "Ad Scientiarum Haustum", ad imperituro ricordo
del sommo lume della conoscenza.
Furono proprio questi
gli anni terribili, caratterizzati da uno studio disperato alla ricerca di una dimensione
definitiva, come di una realtà ancora non limpidamente visibile. Un via vai frenetico tra
Napoli e San Lorenzello, tra l'impossibilità di fagocitare migliaia di pagine di
testi unti e bisunti, pregni di quel sommo bene a cui il poeta aspira più di ogni altra
cosa, e la devozione assoluta per la sua terra e per l'amato borgo.
Le nottate gelide dei
mesi invernali si trasformarono presto in "alcove" letterarie alla ricerca della
dimensione inespressa.
L'indirizzo classico
dei suoi studi gli permise di confrontarsi con quella mitologia dai gusti fiabeschi, con
la pastoralità virgiliana dell'emozione poetica.
Condivise le passioni
ed i sogni dei mitici eroi, calandosi nei personaggi
a mò di Odisseo nel
suo viaggio verso Itaca: la poesia.
Pochi furono gli amori
del poeta, tra i quali merita speciale menzione il tenero sentimento che fin dalla tenera
infenzia lo legò a Maria, sua futura sposa .
Iscritto per l'Anno
Accademico 1948-49 alla Facoltà di Lettere indirizzo classico della Università degli
Studi Federico II di Napoli, il poeta si vide costretto a lunghi "tour de force"
per intere giornate nella città partenopea, con sempre nel cuore ben saldo l'amore per la
sua campagna ed una strana e ritrovata devozione per una città che, lui definì adottiva.
Il suo sguardo perso
nel nulla spesso tornava tra quei campi, tra le case colonicamente simmetriche, nel suo
presepio di paese, poggiato come neonato nella verde culla del Monte Erbano bagnata dalle
limpide acque dell'antico "Tifernum".
Nel suo borgo natio, il
poeta fu anche fervido sostenitore del gruppo parrocchiale, con a capo il provvido Don
Nicola , cimentandosi anche in molte rappresentazioni drammatiche.
Storica e commuovente,
a detta del popolo che ancora la ricorda e del Preside del Liceo Classico "L.
Sodo" di Cerreto Sannita (BN) Sac. Prof. Nicola Vigliotti, "in illo
tempore" organizzatore, fu la Passione di Cristo, nella quale il poeta si vide
affidata la parte principale.
Questa occasione, come
altre di cui parleremo più avanti, segnano dei cardini saldi nella vocazione poetica,
come dei parametri estetici nei quali si muoverà il suo pensiero e messaggio lirico.
La vita del poeta fu
densa di circostanze nelle quali individuare un gusto, un modo riconducibile alla sua
futura vena poetica.
Gli anni '50 furono il
periodo cosiddetto di prova letteraria, di leva poetica, nei quali Michele Lavorgna
costruì un suo modo di concepire la poesia sulla base dei suoi studi che, procedevano non
senza difficoltà e scontri con ideologie "pascoliane" dei vecchi Decani della
cultura e contro programmi troppo lontani dalla sua indole.
I primi scontri
culturali con la classe depositaria della scienza iniziarono dall'Anno Accademico 1950-51,
quando il poeta si trovò a confrontarsi con l'Eccellentissimo Prof. Arnaldi, dal quale
ebbe la prima delusione universitaria con l'esame di Letteratura Latina.
Lo scontro, a detta del
Prof. Armando Salvatore , amico del poeta, poi egli stesso Ordinario di Letteratura latina
alla Federico II ed ex allievo di Arnaldi, riguardò un giudizio che il Lavorgna attribuì
ad un passo delle "Bucoliche" di Virgilio, non apprezzato, ne preso come
scientificamente valido dal luminare.
Il Lavorgna non fu mai
pago della sua sorte, così fece in modo di procurarsi un'altro scontro con un altro dei
Titani dell'ateneo federiciano: il Prof. Ettore Lepore, al tempo Ordinario di Storia
Romana.*
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* Ricordo ancora quando ne parlava, arricciava le ciglia, assumendo un
aspetto non suo, ne propriamente umano, il cui riflesso, ai miei occhi di fanciullo, dava
più l'essenza di un gorilla che di un uomo, e diceva:<< Un pozzo di scienza!, ma un
feroce!, quano lo scorgevo da lontano nel corridoio centrale dell'Univiersità lo
riconoscevo subito dai passi pesanti ed inconfondibili, e quando appariva in fondo al
corridoio che dava sulle aule, la sua figura riempiva per intero lo spazio tra le due
mura, tanto da concedere a raggi del sole, che provenivano dalla finestra di fondo, una
angolazione strana, dovuta all'oscillazione del suo corpo. Il suo "latinorum"
era tremendamente dialettale, tanto da essere a volte scambiato per maccheronico da
vulgata.
Questo ed altri ricordi
mio padre mi rammentava del periodo universitario, con scrupolosa novizia di particolari.
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L'Italia
del dopoguerra, come egli ricordava sempre, era un <<"cumolo di calcinacci
mentali; una baraonda di idee, molto poco espresse e per 'niun'* motivo messe in
pratica>>.
Assorbire l'urto della
guerra fu impresa che costò decenni di instabilità culturale e sociale, tanto che il
poeta, tra il 1954 ed il '59, abbandonò la sua ancestrale passione per la poesia che, tra
l'altro gi occupava troppo tempo, per dedicarsi agli studi che volgevano al termine.
Gli ultimi anni
universitari furono i più turbelenti ed impegnativi, visti anche gli infausti approcci al
mondo della ricerca universitaria, dovuti, come ricorda il Prof. S. Caracciolo, amico e
compagno di studi del poeta, al continuo boicottaggio degli allora "baroni", nei
confronti degli emergenti.
Michele Lavorgna non
era solito farsi abindolare dai ricordi, ma si poteva ben leggere sul suo volto quel tanto
di amerezza che bastava ad ammettere un passeggero fallimento.
L'agognata e sudata
laurea giunse il 7 Marzo 1960, quando difronte ad una sparuta platea venne proclamato
dottore in Lettere Classiche.
Aveva trentatré anni e
tanta voglia di emergere, cercare una posizione che lo elevasse dallo stato di pura
subcoscienza.
Nel Luglio dello stesso
anno coronò il suo sogno d'amore sposando Maria Festa, insegnante di due anni più
giovane di lui, quella ex ragazzina alla quale era solito nascondere la bicicletta.
* 'niun'=espressione consuetudinaria del poeta a cui dava il significato
di 'nessun'.
Gli anni
che seguirno il matrimonio furono trascorsi dalla coppia nella casa paterna di lui, già
con l'ambizioso progetto di costruire a loro volta una villetta.
Relativamente alla sua
carriera di docente, già nel 1959 aveva ricevuto dal Prevvoditore di Benevento
un'incarico di supplenza in quelle di S. Salvatore Telesino.
Dal 1960 in poi ebbe
molti altri incarichi, sino ad approdare al 1973, anno nel quale ebbe la cattedra di
lettere presso la Scuola media "M. D'Azzeglio" di Telese Terme.
Anno di tragedia e di
speranza fu il 1965. Il padre Rosario morì a 79 anni, lasciando il poeta nello sconforto
di una grave perdita.
Nello stesso periodo,
però, la coppia era in attesa di una notizia che avrebbe di certo cambiato la loro vita.
Già da qualche tempo i
coniugi Lavorgna avevano fatto richiesta di adozione, e dopo tante peripezie e ricerche
erano riusciti ad approdare ad una certezza presso l'Istituto Provinciale per l'Infanzia
di Sabaudia (LT). Tutta la vicenda dell'adozione fu concretizzata mediante il prezioso
aiuto di un amico sacerdote: don Antonio Santillo, all'epoca insegnante di religione e
collega del poeta.
L'immensa felicità di
poter finalmente aver un bimbo compensava bene tutte le perplessità di non poterne avere
naturalmente.
Nel trambusto del
periodo e nella gioia di diventare papà egli non aveva ancora trovato il tempo per
riconsiderare la sua vocazione poetica.
Nell'ottobre del 1966,
il Direttore dell'Istituto, Dott. Giuliani, inviò una lettera al poeta informandolo che
era da poco nato un bimbo con le adeguate caratteristiche giuridiche per l'adozione.
La felicità della
coppia fu immensa, tanto da farli partire immediatamente per Sabaudia.
Il piccolo era stato
affidato alle cure di Suor Cesira la quale aveva seguito sin dall'inizio l'avventura della
coppia, mantenendo con loro anche una fitta corrispondenza, come il travaglio della
partoriente.
Dopo gli adempimenti di
legge il bimbo venne affidato alla coppia e venne battezzato nel Novembre dello stesso
anno con il nome di Rosario.
La felicità del poeta
raggiunse il firmamento quando nei primi mesi del '67 potè condurre con sé suo figlio.
Gli anni che seguirono,
come quelli di poco precedenti alla paternità, furono trascorsi alla ricerca di una vera
e stabile professionalizzazione.
Dal 1964 al 1973 il
poeta si abilitò in tutte le discipline inerenti la sua laurea, stabilendosi
definitivamente alla M. D'Azzeglio di Telese Terme nel 1973.
Nel 1974 incontrò ,ad
una manifestazione letteraria nazionale, il poeta Tommaso D'Antò, grande voce poetica
partenopea con il quale intessè un rapporto di profonda amicizia e collaborazione
poetica.
Dal 1971 al 1983
pubblicò tutti e nove i volumi di poesie, escluso un inedito di cui parleremo più
avanti.
In dodici anni di
intensa attività letteraria Michele lavorgna passò al vaglio molti stili poetici
contemporanei, affiancandosi, in via per niente definitiva, alla corrente ermetica ed alla
sua variente "post", muovendosi tra i versi più come postulatore che creatore
cosciente.
Nel 1971 arrivò alle
stampe "Luci sulla Via" (Ed. Abete Roma).
Quaesta prima raccolta
segnò il passaggio dalla fase di pura meditazione e sperimentazione al periodo di
creazione diretta.
Dopo anni di studio
delle varie correnti filosofiche e letterarie, nella considerazione in chiave realistica
dei vari stili poetici, dopo aver fagocitato le esperienze ermetiche di Quasimodo,
Montale, essersi avvicinato con garbo all'imagismo di Eliot e Pound, approdò ad una
visione simmetrica delle cose, ponendosi come colui che scopre più che come colui che
crea.
Nel brevissimo arco di
un anno uscì anche la seconda raccolta: "Verso Oriente" (Ed. Abete Roma).
Quì la vicinanza allo
stile inglese della prima avanguardia fu molto più marcata.
Per alcuni aspetti
stilistici e scelte metriche come lessicali la raccolta si avvicinò molto ai sensi
estremi di Pound.
La stessa cosa dicasi
per la forza espressiva libera da canoni prestabiliti, semplicemente mossa dalle
sensazioni/visioni del mondo e delle idee che esso ispira.
Dopo un periodo di
fitta operosità, durato quettro lunghi anni, alla ricerca di ciò che val la pena di
lanciare al vento ed alle orecchie appassionate, uscì nel 1976 il terzo volume di poesie:
"12 Angeli" (Ed Poligrafico Campano- BN-).
La rccolta segnò un
altro punto di svolta nello stile poetico come nell'interpretazione delle immagini sentite
e trascritte.
La morale religiosa,
sotto forma di religiosità interiore, di attaccamento alle radici umane e divine
dell'Homo "sapiens" venne fuori prepotente, libera dagli ingombri ideologici e
stilistici imposti dall'argomento.
Attraverso la
meditazione ed il silenzio il poeta riuscì a sentire la vera brezza carezzargli il volto,
a concepire un cammino:
<< quello è
un padre e tu immagina che
Sia tuo padre >>
(Cit. da "12 Angeli").
Nel 1977 uscì
"Angeli Nuovi" (Ed Poligrafico Campano- BN-).
La raccolta, che ha
tutta l'impressione di essere la logica continuazione della precedente, segnò anche una
rinascita dei motivi e dello stile sempre più personale e non assoggettabile.
Tra le tante emozioni
insite tra le righe anche quella dell'affollamento delle idee nella mente del creatore,
mai lasciato solo dall'intima ispirazione.
L'effetto che se ne
ricava è riconducibile ad un periodo di autocritica, di esame di coscienza, palese nella
maggior parte delle liriche.
Come farà mai un poeta
a scrutarsi? A quanto pare fu semplice!
<< Fermo
l'immagine di ME come di un
ALTRO ed osservo...>>
(Cit. da "Angeli Nuovi")
Nel 1978 il poeta
pubblicò "Presenza Sconvolgente"(Ed Poligrafico Campano- BN-).
Allegoria, Simbolismo,
fantasia sono i caratteri distintivi di questa raccolta che segnò la fine del decennio.
La sua idea primaria,
di stampo fortemente cattolico, rese la raccolta un punto di incontro tra gli uomini e
Dio, nel riconoscimento definitivo del motore supremo e della plausibilità della sua
esistenza nel mondo post-moderno.
In apertura del nuovo
decennio il poeta pubblicò "Vetera Nova" (Ed. laurenziana - Na-).
La raccolta segnò un
nuovo periodo di distinzione artistico letteraria.
Lungi dall'accettare il
neo Simbolismo degli anni '80, il poeta si pose in contrasto anche con quella certa
corrente di pessimismo filosofico.
La nuova raccoltà
divenne così una sorta di compromesso tra fede, ragione e sentimento che, però, non
sempre fu palesata dallo scrittore fermo e convinto dei suoi ideali.
E' pur vero che al
poeta "diletta il suono degli uomini "*, come è anche vero ed
inconfutabile che: " timido sono per andare contro corrente "*.
Nel 1982, a due anni di
distanza dal volume precedente, diede alle stampe "Pensieri", sempre della
Laurenziana editrice.
Questa nuova raccolta
apportò un'ulteriore innovazione, o meglio, una mutazione nel concetto poetico.
Le varie liriche non
sono accompagnate dal classico titolo, a mò di presagio-assaggio di ciò che è insito
tra le righe, ma da un semplice numero romano che ne denota la sequenza.
** Cit. da "Vetera Nova"(1980)
Se i
dettami ermetici erano stati una passione giovanile, nel nuovo lavoro riesplosero con
forza e vitalità nuova.
Le perplessità furono
poste sotto forma di domande inquiete: "chi siamo, dove andiamo? " e
percorsero come un filo sottile ed elastico tutta la raccolta, donandoci alla fine
l'immagine tridimensionale della vita, attraverso le visioni nitide ed allegoriche al
tempo stesso: il mucchio, la gente, la strada, i demoni, il correre e l'affannarsi sine
meta .
Nello stesso periodo
uscì anche un altro volume "33 Pensieri", sempre della stessa casa editrice, il
quale fu una poca convincente continuazione della raccolta precedente, dalla quale
ereditava lo stile, ma non i temi che , per alcuni versi, cambiarono direzione.
In questo caso il
risalto maggiore fu dato ad un verso che non si compone, alla mancanza di ispirazione,
tutto calato in un contesto fiabesco e religioso al tempo stesso, nella inquieta ricerca
della buona sorte.
Dalla raccolta appare
evidente il formularsi di un'affermazione alla quale è difficile opporsi: la
convergenza di idee nella miseria mentale comune crea il poeta in un atto di forza
soprannaturale capace di tramutare un corpo in puro spirito ed una mente in magazzino di
emozioni.
Nel 1983 arrivò alle
stampe l'ultima fatica di Michele Lavorgna: "Merenuge" (stessa editrice).
In questa ultima
raccolta il poeta tornò a riflettere, in un flashback emozionale, su tutto quello che
aveva provato e trascritto in precedenza, quasi consapevole che quel libro avrebbe segnato
l'ultimo suo appello alla vita ed alla poesia.
I temi furono trattati
con equilibrio e saggezza, ed alla fine, ciò che apparve evidente fu
"l'attesa": l'uomo, il poeta aspettava una certezza che sembrava ritardare.
L'ultima raccolta
segnò anche una ulteriore innovazione di stile, il repentino avvicinamento alle ideologie
letterarie post-moderne del sommo Becket.
Il Poeta sembrava
attendere il ritorno di una serenità che gli avrebbe permesso nuovamente il regolare
flusso dei sentimenti come delle emozioni.
L'unica certezza fu che
il poeta, diversamente dal famigerato irlandese, era in attesa di una certezza immanente,
chiara, distinta dal caos pre globbalizzato del mondo circostante.
Suppongo, però che
l'idea fosse la stessa.
Dal 1983, provato già
da forti depressioni e stati di spossatezza, nonchè dal ricordo della madre che egli veva
perso nel '79, si ritirò deliberatamente dalla vita culturale pubblica.
Gli ultimi cinque anni
della sua esistenza furono trascorsi nella villa di San Lorenzello, con il conforto e
l'amore della moglie, del figlio , studente universitario, dei parenti stretti intorno a
lui come ad una quercia.
I molteplici impegni
pubblici degli anni precedenti lo avevano debilitato fisicamente.
Già dalle prime
pubblicazioni poetiche Michele Lavorgna fu regolarmente presente in molte manifestazioni
poetiche napoletane, tra le quali spiccano quelle organizzate dall' Ateneo Filologico
"G. Gozzi"-Accademia Partenopea di Napoli; dal Circolo Culturale - Accademia
Poetica Nazionale Club Saffa di Napoli, dalle quali ricevette anche molte premiazioni.
Nello stesso periodo, a
cavallo tra gli anni settanta e ottanta iniziò anche una collaborazione giornalistica con
varie testate regionali e nazionali, e come ultima quella presso il settimanale
beneventano "Messaggio d'oggi".
Dal 1980 La Corte di
Appello di Napoli lo nominò giudice Conciliatore
del Comune di
appertenenza, incarico che abbandonò nell'84 per sopraggiunti motivi di salute.
Sempre agli inizi degli
anni '80 diede vita ad una collaborazione intensa, anche se a distanza, con il
Dipartimento di Italianistica dell'Università di Yale (USA), presso il quale inviò molte
delle sue monografie (in parte andate perse) sui più grandi poeti e scrittori italiani
del '900.
Interessanti furono
anche le conclusioni raggiunte alla fine di un periodo di studi sul Rinascimento, in
contrapposizione con quello europeo.
A causa del
peggioramento dello stato di salute, il poeta fu costretto, nel 1987, a lasciare anche la
sua cara e amatissima Scuola Media "M. D'Azzeglio" di Telese Terme, dove aveva
la cattedra di Lettere dal 1973.
Nello stesso anno il
poeta, insieme alla sua famiglia si recò in Inghilterra, meta agognata e sospirata da
tanto, patria del grande Dante celtico W. Shakespeare.
A Stratford-upon- Avon,
luogo di nascita del più grande dei drammaturghi passò molte ore a scrivere e fissare
quei luoghi incantevoli e zeppi di memoria storica.
Testardo si poneva a
decifrare i codici "In folio" delle opere del grande maestro, al di quà di una
blindatura a prova dello stesso pensiero.
Quel foscoliano
connubio di poetici sentimenti e la riconsiderazioni di alcune liriche inglesi, condusse
il poeta nell'ultima breve paseggiata verso il crepuscolo della vita.
Partì da Shakespeare,
come sommo esempio di purezza lirica, toccando poi le opere e le ideologie puritane di
Milton, nella difficile discussione sulla poesia metafisica del '600, gettandosi poi nel
mare del sentimentalismo pre romantico di Blake, nelle visioni magiche di Coleridge, nella
somma bellezza del divino Keats, sino a raggiungere una post vittoriana riflessione sul
mondo che muta e sull'anima che tramuta il corpo fisico in puro spirito o in orrende
ombre.
Ogni mattino, di buon
ora, era solito scendere nel giardino di casa, accompagnato da un fidato libro, alla vista
del chiaro specchio d'acqua della piscina, per la solita lettura del mattino.
La sua espressione era
sempre la stessa:"Le idee che sorgono al mattino si levano insieme al sole; di
loro ti puoi fidare, poichè è difficile che si spengano ".
Una mattina come tante
altre, il 16 Ottobre 1988 alle 6:30 del mattino, l'emozionatore Michele Lavorgna fu colto
da una trombosi celebrale fulminante e morì, accasciandosi al suolo allo stesso modo come
si accasciavano le sue poetiche ed appassite foglie di albero autunnale.
Il destino, a volte
crudele, beffardo e allegorico, volle che nel posto dove il poeta cadde già privo di
vita, vi fosse il bordo della piscina della villa, per cui l'acqua, dalla quale spuntò il
balzo verso la vita, accolse il suo tonfo finale, senza fragore, a mò di abbraccio e di
consegna.
La sua tragica fine
provocò grande sconcerto nel mondo culturale partenopeo e, nonostante il dolore immenso
dei parenti, degli amici, dei colleghi, di gran parte della stampa nazionale e regionale,
del mondo accademico, un quotidiano campano di grande prestigio come Il Mattino di Napoli
il giorno 17 di ottobre permise, con difetto di "Imprimatur" la pubblicazione di
un trafiletto a distorsione demoniaca dei fatti, in una chiave di lettura orrenda e
pregiudizievole, tendeziosamente ispirata alla tesi del suicidio del poeta.
Quella non fu solo
volontà assassina di assimilare il personaggio e la sua intera esistenza culturale alla
pietosa ed irriverente cronaca nera, ma di più, una vergognosa esposizione di ciò che la
deontologia non è più.
Per una persona eperta
nel nuoto e che in genere sedeva sul bordo della piscina dalla parte dove la vasca ha una
profondità di 90 cm., era molto improbabile ritrovarsi un giorno sulla quinta pagina del
giornale con il quale aveva pure collaborato, descritto a trentasei punti: "Benevento:
...annega nella sua piscina."
Gran parte della
cultura partenopea si scagliò a forti toni contro quel chiaro abuso di informazione,
definendo la situazione come "disprezzabilmente giornalistica,- lo scoop del
dolore ".
Toni più morbidi
vennero dalle altre redazioni stampa, in particolare quella di Messaggio D'oggi, dove il
poeta era corrispondente per la cultura e l'università.
La scomparsa prematura
di Michele Lavorgna, all'età di 62 anni, ha destato e desta grande dolore.
Con lui abbiamo perso
un uomo di cultura, un padre affettuoso, un illusionista cosciente, un grande poeta.
PREMI LETTERARI
E ACCADEMICI
1970:
Alto Merito Poetico - 2° Concorso di poesia, Circolo Culturale- Accademia Poetica
Nazionale- Club Saffa, Napoli.
1971: Alloro Poetico-I
Concorso nazionale di poesia- S. Caterina da Siena - Accademia Partenopea di Napoli (per
la lirica "Alla conquista della Luna")
1972: Alloro Poetico-
II Concorso nazionale di poesia- S. Caterina da Siena - Accademia Partenopea di Napoli
(per la lirica "L'incredulo")
1975: Alloro
Giornalistico per la sezione cultura- Penna d'oro 1975, come corrispondente di Messaggio
D'oggi.
1982: Insignito del
titolo di Accademico "Ad haustum Scientiae", con decreto "honoris
causa" dalla University of Yale (USA).
ANTOLOGIE
LETTERARIE E POETICHE
CHE CONTENGONO LE SUE
OPERE
A.
Famiglietti-D'Avino:
Poesia Contemporanea
Ed. Accademia
Partenopea Napoli 1971 (pagg. 74-112-121)
A.S.M.V.:
Antologia del Medio
Volturno
Ed. laurenziana
Napoli 1976 (pag. 157)
Biblioteca di
Athenaeum n°39 ( a cura del Direttore A.
Famiglietti):
Fior
da Fiore
Ed. Accademia
Partenopea Napoli 1997 (pagg. 184-85)
Fond. R. Cioffi
Premio di Poesia
città di Napoli
XIX
edizione-Ant.Vol.XIV- Trofeo C. Lessona
Ed. CEARC- Napoli 1998
(pag. 39)
TITOLI
DI DOCENZA ACQUISITI
SCUOLE DOVE HA INSEGNATO
COLLABORAZIONI
UNIVERSITARI
1964:
Consegue l'abilitazione all'insegnamento di Italiano-Storia e Geografia.
1965: Supera l'esame di
stato abilitandosi all'insegnamento di Materie Letterarie per le Scuole Superiori.
1970: Supera con il
massimo dei voti l'esame di stato abilitandosi all'insegnamento della Lingua e Letteratura
Greca.
1973: Consegue
l'Abilitazione con il massimo dei voti in Lingua e Letteratura Latina.
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1959: Scuola di
Avviamento Professionale Agrario- S. Salvatore Telesino (BN);
1960: Scuola di
Avviamento Professionale Agrario-Montesarchio (BN)
1961: Scuola di
Avviamento Professionale Agrario- Faicchio (BN)
Scuola Media Statale di
Piedimonte Matese (CE);
1962-65: Scuola Media
Statale di Cerreto Sannita (BN)
Scuola Media Statale di
San Lorenzello (BN);
1966-72: Collabora con
L'Istituto di Italianistica ed il Dipartimento di Letteratura latina dell' Università di
Napoli - Federico II
1973-87: Scuola Media
Statale "M. D'Azzeglio" di Telese Terme (BN)
1980-84: Collabora con
alcune delle sue monografie e ricerche di italianistica (in parte introvabili) con la
University of Yale (USA) - Department of Foreign Studies.
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