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Michele Lavorgna - poeta

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12 Angeli – 1976

Dedica: A Mia moglie Maria con perenne affetto

 

TU SOLO SEI LA VITA

Ti ritrovo, Dio!

Al risveglio, in questa prima ora del mattino, tra le pareti che compongono queste camere, sei presente nella luce che ha fugato le tenebre; sei presente in questo sorriso della donna che ho per compagna, in questo sorriso di un bimbo che abbiamo per figlio.

Sei presente in questo angolo ed in quello ove son cose che vengono dalla terra: Tu creasti la terra!

Sei presente nei passi che muovo, per dirigerli in altro luogo: ed ancora in questa casa. qui dove scrivo.

Tu volesti che col cielo fosse la terra ed "in principio" creasti anche la terra.

E non vien forse dalla terra questa penna, questo foglio, questo libro, questa croce, questo quadro, questa lampada, questa sigaretta, questo accendino, questo posacenere, questo tagliacarte, questa matita, questa sedia, questo tavolo, questo cestino, questa libreria, questo fiore...?

Tutte cose che passan attraverso tanti macchinari: e la materia di quei congegni non viene forse dalla terra?

Tutte cose che passàn attraverso mille mani: e quelle mani son di uomini che Tu crei perché Tu solo sei la vita e Tu la doni.

Da Te viene la vita e a Te ritorna.

Ed io stesso non ho forse Te quando penso, quando scrivo, quando leggo?

E se Tu sei in me, perché non rimani (in me) ché so di divenire, così spesso, tanto debole, tanto misero, tanto...

 

SON DEBOLE E TANTO!

Son debole e tanto!

Quel raggio di sole benefica e non esco dall’ombra; quella pianta reca frescura e la sfrondo, proprio d’estate.

Ho gambe leste per muovermi e mi servo spesso di mezzi; quel sasso fa ancora da inciampo e non lo muovo; agevolmente si viaggia su quella strada che è piana e continuo a cercare sentieri.

Più gradita di un grido mi giunge la nota di un suono e disimparo la musica; può ben raccogliere ogni voce l’orecchio e non sempre lo tendo; diletta tanto il canto di un uccello e corro ad imbracciare il fucile.

Fa alzare in alto lo sguardo la cima di un monte e mi ostino a scrutare nel fondo di una valle; può ben essere fermata quella lacrima sul viso e lascio che scorra; inebria il profumo di una rosa e temo le spine.

Quelle riscaldano, le vampe che escono dal fuoco di legno e mi lascio allettare da altri calori.

Salute viene dall’acqua di fonte, dal pane di grano, dal vino di uva, e con passo lento e animo

stanco, come vicino a sera, mi accosto alla mensa.

Una stella illumini o le tenebre non scendano,

Dio!

 

UNA CROCE DA PORTARE

Sì che consta, ed a noi di più, che avete anzitempo gli occhi spenti o le orecchie chiuse, le braccia lente, le gambe ........

Consta che i vostri cuori più fortemente battono, ché, se è scintila quella..., sarà scintilla che riscalda, per voi; se è lacrima, sarà lacrima che smuove.

Ed anche più aperti, come di creature care a Dio, avete i cuori: una campana, comunque suoni, mette nel vostro animo il desiderio della festa, udendo.

Una pianta, che ha foglie fresche, fa che gli occhi vostri cerchino quel verde, vedendo; una fonte, che è limpida, fa che le labbra vostre cerchino quell’acqua, muovendovi.

Su una ferita che sanguina voi posate le mani, stendendole.

Se, poi, proprio nulla (li questo potete fare, ci sarà una croce in più da portare e voi la portate.

E, così, se vi sarà un inno da cantare, voi lo cantate; una novella da raccontare, voi la raccontate; un pensiero da rivolgere, voi lo rivolgete.

Una speranza, se ci sarà che si ravvivi, voi ravvivate; una carità che si promuova, voi promuovete; un amore che si comunichi, voi comunicate.

Oh, quanto spesso, invece, noi con questi occhi, che crediamo vivi, non vediamo chi ci cammina a fianco con passi che si attardano; con queste orecchie, che crediamo tenere, non udiamo chi ci chiama con voce che si rompe; con queste gambe, che crediamo forti, ‘ci tiriamo indietro per non portarci manco in questi luoghi. E queste mani, che crediamo pronte, non porgiamo manco per dire addio.

 

NATALE

Esulta, ché le voci intonano nuovo canto, gli

animi accolgono nuova speranza.

Lampada di raggi, che non muore,t orna a brillare.

Ti rialzi, cadendo, e cammini e non da solo: sei

uomo: un cuore piccolo diviene cuore grande; un

cuore debole, cuore forte; un cuore duro, cuore tenero.

E vero: l’amore si rigenera, la carità si rinnova, la fede si ravviva.

Ritorna il genitore al figlio, il figlio al genitore, il fratello al fratello.

Torna la mano parca, il passo giusto.

E si che si è certi che dietro le nubi del cielo c’è il sole del cielo e dietro lo stesso sole altra stella, dietro quella stella sempre Dio.

Di là di queste siepi si distendono campi, di là dei campi stessi stanno forse altre siepi ed ancora altri campi, ed estesi ed infiniti.

Ed un fiume, anche se è in piena, si ripassa a guado senza tema, e senza tema un monte, anche se è irto, si risale con corda.

Strade, le meno agevoli, son ripercorse, non con gran fatica.

E dopo l’odio c’è l’amore, dopo la vendetta il perdono.

Scende la sera e viene la notte ma torna l’alba, torna il mattino; il giorno che pure quando sarà di pioggia che dirompe, di freddo che ripunge, dove è aprile e dove è autunno, dove è luglio e dove è inverno, avrà sempre il Sole che è Vita, col figlio che mandi, Dio.

 

 

UN ALTRO SOLE SU UN’ALTRA TERRA

E continueranno a spuntare giorni con nuove albe

e nuovi mattini per lo stesso sole.

Ed angoli ben vasti di terra ferma saranno

sempre aperti al sole, ed interi riscalda e rende

buoni; ed angoli ben pochi (?), forse di monti di

gole strette, ancor chiusi rimarranno e quindi bui.

Io lo cerco il sole dove è, se non mi raggiunge tutto.

Pure, però, c’è una parte di noi che non può più essere

riscaldata ed è quella che invecchia e si stacca e va via

con gli anni, ed or non si ricongiunge.

Farò che questa che rimane è ancor in vita meglio si

rinnovi e tutta si giovi del calor del sole,

che nessun raggio vada disperso.

Che poi proprio tra questa terra ed il sole si

formino nubi: nembi o cirri, ben lo so.

Per un giorno questa vasta azzurrità di cielo mi

può essere celata; per un giorno, così, mi può esser

raccorciata questa vista che si estende.

Ma proprio allora, ancor di più, di altro sole e

di altra vita si farà luce questo corpo con dentro

l’anima, di un sole che tali ha i raggi che una nube

che passi non può arrestare, di un sole che non

cade al tramonto e fa che non si tema l’irrompere

delle piogge, lo infuriar dei venti, il rumoreggiar dei tuoni,

il guizzar dei lampi... delle notti.

 

SI CADE

 

Si viaggia, si cade, talor inciampando sulle

strade dissestate delle campagne, talor slittando,

sulle strade bagnate delle città.

E si cade correndo, si cade... da fermo: solo

da bambino, da ragazzo, da atleta, per gioco (vero).

Si cade... su certi campi con mota d’inverno,

con polvere d’estate.

Si cade in ogni luogo e di ogni tempo:

sotto il cielo anche solcato da fuggevole fiamma come in

una notte d’agosto; sulla terra anche ricoperta di tenue biancore

come in un mattino con gelo, d’inverno.

Si cade... per chiedere e per donare, per amare

come per odiare.

Si cade e spesso si riportano ferite, che dan

dolore, non sempre con sangue.

Tu, dunque,, pure cadi. (e non da solo)

senza che alcuno, guardando ti veda; senza che

alcuno, sentendo, ti oda....

E si cade anche come per cercare la gloria...

proprio su questi campi, proprio su queste vie....

Allora chiedi tu di cadere! E se la tua caduta né

l’uomo né il tempo consacrano, Dio consacra perché

cadi e sai di cadere, muori e sai di morire.

 

 

TUTTI SON CANTI

E’ pur vero che lo sguardo, errando sulle campagne,

va riempendosi di teneri moti; l’udito di

dolci suoni, proprio di sera....

Vola - vola con la passera quel passero nel

ritorno al nido; quella formica tien ben stretto un

minuto granello tra le piccole zampe e lo trascina;

quell’ape, senza sciuparli, succhia nettare dai fiori....

Una pianta ha "ferite " naturalmente racconciate

e muove i rami e le foglie, pur ora, con lieto fruscio;

poi rami e vento men leggero accordan voci come per

un canto che si dilunga....

Io voci e canti, anche di qui, vado sentendo, a

sera.......

Anche quelli sento, come di usignolo, come di

raganella, come di cinciallegra, che da più remoto

luogo van perdendosi.

Tutti son canti come di un concerto che,

atteso, vien dato a quest’ora: se vuoi, anche per te!

E le tenebre tarderan a scendere tutte, se io

lo chiedo, ché pur ci è lieto, anche al calar del

sole, al principiar della notte (questa notte) esser

qui, assistere a questi moti, a questi canti.

 

AMARE AMARE AMARE

Comprendere è amare, amare è sentire.

Chiunque tu incontri, lungo queste strade,

in un giorno di sole o in un’ora di tempesta, di

mattina o di sera, ti appartiene, devi amarlo!

Sarà un uomo o una donna (o un bimbo),

nutrito o no di cari affetti.

Cammini con occhi aperti e vivi o con occhi

chiusi e ... spenti, indossi un abito nuovo o un

abito vecchio, si fermi o si affretti, ha bisogno

del tuo sentire e del tuo comprendere: del tuo

amare: quello è un figlio e tu immagina che sia

tuo figlio; quello è un padre e tu immagina che

sia tuo padre; quella è madre, quello è fratello.

 

E tu sei buono verso tuo figlio, verso tuo

padre, verso le madri, verso i fratelli.

Per essi ben presto ti leverai, pure se la mattina

sarà fredda.

Uscirai di casa per lavoro, pure se avrà raggi

di fuoco il sole; non ti attarderai per il rientro,

pure se cadrà nera la notte.

Contro di essi non ti ribellerai, non ti armerai,

non alzerai le mani, se rimarrai uomo.

 

 

EGLI E' FRATELLO

Sì, siam fratelli! Tu, talor temi, però, di non

aver un fratello e lo cerchi, chiedi per saper dove

è, che ti si additi.

Tu rompi in pianto, in lungo pianto per dolore;

vi è chi ti reca almeno una pezzuola con cui puoi

un poco accorciarlo tuo pianto: egli è fratello.

Ti trovi in istrada per viaggio, quando è

notte, notte fonda; vi è chi ti reca almeno una

lucerna con cui puoi farti luce finché giunga giorno:

egli è fratello.

Entri in chiesa, in una chiesa nuova per pregare,

vuoi rammentarle tutte le preghiere che ti

insegnò tua madre; vi è chi per te ne scandisce

una: egli è fratello.

Vedi in alto nubi, nubi nere per uggioso

tempo; vi è chi ti guida in luoghi da dove puoi

scorgere solo poche strisce di cielo azzurro:

egli è fratello.

Vuoi giungere ad una meta, ad una meta

certa attraverso scorciatoie; vi è chi ti tiene per

mano perché tu non cada, passando torrenti senza

ponti, saltando pruni da stradicciuola:

egli è fratello.

Dinanzi ad un male piccolo o grande che sia

a noi, vi è chi un po’ con noi soffre, un po’ con

noi spera, un po’ con noi prega ed opera:

egli è fratello.

 

 

 

GELIDE OMBRE

Hai la mano fredda come di persona che

vive in luogo dove non si porta sole?

Vi è chi non la stringe.

Ed hai il volto poco chiaro, la mente poco

attenta, la fronte poco liscia, lo sguardo poco agile?

Vi è chi prende congedo da te.

Mi ritrovo anch’io, talvolta, in luoghi come questi.

Io non so poi di aver la mano fredda...,

lo sguardo poco agile.......

So che ho paura delle gelide ombre e le fuggo.

Fuggo l’ombra dei monti per guardare alle

cime dei monti e... sollevarmi.

Fuggo l’ombra delle piante per benedire di

quei rami, di quei fiori, di quelle foglie, di

quei frutti, di tutta quella vita.

Fuggo l’ombra dei colli per portarmi sui colli,

tra i "verdi olivi" di che si punteggiano.

Fuggo l’ombra della Chiesa per entrare nelle

chiese e pregare e vivere di Te, Dio.

Fuggo l’ombra di me per guardare dentro di

me e cercarmi e scoprirmi, fuggo l’ombra dite....

Fuggo l’ombra, ancor fredda, delle case per

nella mia casa e rimanervi e selflirmi pieno di questo calore.

 

 

GOCCE DA ASCIUGARE

Piove...:anche vecchi ombrelli ci riparano.

Io sento se batte più forte la pioggia.

Di tra uno strappo dello sbiadito panno passano

gocce e scendono: con freddi tocchi mi

bagnano il mento ed un orecchio....

Queste gocce, piccolissime parti di tanta

acqua, sono da riasciugare.

E’ giorno, ma ricordo di essermi trovato sulla

via di notte, con più inquieto tempo: col vento

che premeva e spingeva prima di cadere.

Sì, proprio di notte e quella notte, a quell’ora,

c’ era la luna a occidente, quella piena.

Per scorgerla, alzavo di un poco lo sguardo in alto,

rabbonendosi la tempesta.

La luna appena ricompariva che ancor fuggiva,

come per farsi ricercare più in là, nel punto di cielo

dove le nubi pure non eran addossate alle nubi.

Io allora, con slancio, se solo di amore

ben non ho in mente, ti seguivo luna che, lontanando

ti scoprivi e tutta riapparivi bianca e graziosa ed

amica anzi il tuo tramonto.

 

 

VITA CHE RINASCE

Suonate, campane, ché il vostro suono,

risolcando l’aria, ben grato ci giunge all’udito, anche

a sera.

Noi ben lo sappiamo che non vi può essere

mai giorno alcuno senza tramonto e, quando

questo cade, spesso ci ritrova che siam stanchi

tanto che noi per noi nulla allora potrem fare

perchè si rompa il cupo silenzio che si va formando

intorno, come vicino a chi muore.

Un suono di campane non è mai l’ultimo:

si vuoi che sia come voce nota che torni e torna,

e non per noi solo, voce comune che avverta che

a sera anche può rinascere la vita qui, sulla terra.

Così, a sera, sempre ben caro agli uditi, anche

più duri, giunge... ed è suono ma come di

strumento con corde che non si spezzano mai, pure

quando non ci saremo tutti noi ad udirlo.

La raccolta poetica poi continua con un "Aliunde Excerpta" ed il poeta destina il resto dello spazio del volume ad una collezione di varie liriche estrapolate dagli altri volumi. In 12 Angeli, dalla pagina 71 sino alla pagina 82, il poeta ripropone al lettore alcune delle liriche da egli meglio valutate: Le liriche inserite sono: Impegno (da Luci sulla Via); Dies Diei (ibidem); Uniti a Te (da Presenza Sconvolgente 1978 - che al tempo era in fase di pubblicazione); L’Altro (ibidem); La Giornata (da Verso Oriente); Guardando in alto (dalla raccolta Angeli Nuovi – 1977-a cui il poeta stava lavorando che sarebbe stato pubblicato l’anno dopo 1977); Temere (da Verso Oriente)